Se l’arte passa attraverso una proverbiale nominazione delle cose, un riconoscimento normativo del reale, ecco allora il dadaismo produrre un’antiarte, che capovolge l’atteggiamento di ragionevolezza e di concordia con il mondo in un attacco sistematico a esso, mediante l’assunzione del mondo stesso, nei suoi frammenti e reperti quotidiani, dirottai e alleggeriti del loro senso comune e caricati di inutilita’, nella direzione del non funzionale. Perche’ questo avvenga e’ necessario che l’artista sia consapevole dell’onnipotenza del linguaggio, del suo libero arbitrio che gli permette qualsiasi gesto verso il mondo. “L’uomo non e’ piu’ artista, egli e’ diventato opera d’arte” (F.Nietzsche, La nascita della Tragedia).
Questa consapevolezza permette all’artista dadaista di prelevare l’oggetto, di sollevare il mondo fino ad un’altezza precedentemente impensabile e di spostarlo in un luogo in cui egli non e’ piu’ padrone assoluto ma deve subire l’accrescimento che deriva all’oggetto da altre forze.

 
Automatismo significa dunque liberta’ del linguaggio di comportarsi e di aggregare nuovi sensi anche al di fuori della volonta’ progettante dell’artista, il quale anzi lascia che altre volonta’ intervengano nell’opera a determinare un allargamento del senso, fino alla sua trasformazione in puro significante. Cio’ significa che l’artista dadaista non desidera passare de una certezza a un’altra, bensi’ produrre degli slittamenti come movimento perpetuo del senso che non si stabilizza mai.
Cosi’ prevale la struttura della macchina che produce puro movimento, un ingranaggio che nel suo movimento automatico realizza una serie di spostamenti che non dipendono piu’ dalla volonta’ del suo artefice. Il caso non e’ piu’ visto come spossessamento, bensi’ come arricchimento che introduce nel campo della ragione occidentale l’accidente aggirante ogni progetto e previsione. L’automatismo e’ dunque la possibilita’ di far volar basso l’immaginario, di pescare nel piano basso e orizzontale della realta’ per trarne segni di imprevedibilita’.

Il Dadaismo utilizza il caso come scardinamento della mentalita’ utilitaristica borghese e nello stesso tempo come riscatto di una realta’ inerte e chiusa sopra il proprio funzionamento.
 
Le macchine disegnate e dipinte da Picabia sono un ulteriore riscontro della rappresentazione sotto il genere della natura morta dell’anima stessa dell’automatismo, lo scheletro dell’ingranaggio attraverso cui il puro movimento si sviluppa.

Anche il collage importa, come tecnica, un’elementarita’ e degli accostamenti che scardinano l’idea di una complessita’ esecutiva. Il collage nasce da un semplice accostamento, da un’associazione di materiali di diversa provenienza che fa scattare un nuovo senso, raggiunto proprio per la qualita’ interna dei singoli reperti. Anche qui funziona l’idea della macchina, di una composizione che rivela esplicitamente il propiro funzionamento interno.

Lo spostamento del ready-made, l’associazione di reperti linguistici del collage, l’indeterminazione di immagini che occultano il loro volto, sono al servizio di una nuova mentalita’ nell’arte che parte dal presupposto che chi non cerca trova e anzi forse e’ trovato.
 
L’evento artistico si sviluppa comeuna libera aggregazione di gesti che partono all’inizio da un semplice canovaccio, nel quale l’unica intenzione costante e’ la rottura del gesto quotidiano, inteso quale gesto sempre funzionale ed economico, rispondente a un fine. L’evento rompe il binomio causa-effetto, perche’ riesce a promuovere nel corpo sociale l’irruzione di gesti non economici e afunzionali, disinteressati, con l’unica finalita’ di portare alla superficie zone rimosse e fantasie non vissute, appartenenti al profondo.
 

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